Le start-up innovative sono state introdotte con il D.L. n. 179/2012chiamato anche “Decreto Crescita 2.0”, convertito con modificazioni, in Legge n. 221/2012.

Questa tipologia di impresa è fortemente orientata all’innovazione tecnologica e molte volte utilizzata per l’avvio di un’attività produttiva grazie ad una serie di incentivi rivolti sia ai datori di lavoro che ai lavoratori.

Le soluzioni che consentono di attrarre personale altamente qualificato verso queste imprese di nuova costituzione sono molteplici.

Ad esempio, l’articolo 27, del D.L. 179/2012 prevede esenzioni fiscali e contributive per le retribuzioni in natura, incluse stock option, attraverso strumenti finanziari partecipativi e diritti di opzione a favore di amministratori, dipendenti e collaboratori. Quindi, in un contesto di startup innovativa, le azioni, le quote e gli strumenti finanziari partecipativi emessi a fronte di un rapporto di lavoro, non concorrono alla formazione del reddito complessivo del soggetto che effettua l’apporto, a meno che tali strumenti finanziari o diritti non siano riacquistati dalla start-up innovativa. In tale circostanza, e nel caso di plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso degli strumenti finanziari elencati, si applicherà la tassazione ordinaria.

Alle start-up sono parimenti applicabili le altre agevolazioni che riguardano la generalità delle imprese, inclusa quella prevista dall’art 44 comma 1 del D.L. 78/2010, nei confronti di docenti e ricercatori che decidano di rientrare dall’estero. Infatti sono previste esclusioni ai fini Irpef fino al 90% per cento degli emolumenti percepiti dai docenti e dai ricercatori che non occasionalmente residenti all'estero, abbiano svolto documentata attività di ricerca o docenza all'estero per almeno due anni continuativi e che decidano di svolgere l’attività in Italia, acquisendo la residenza fiscale nel territorio dello Stato.

Con riferimento al rientro di cittadini europei che abbiano risieduto continuativamente per almeno due anni in Italia, i quali studino, lavorino o abbiano conseguito una specializzazione post lauream all'estero e che decidano di rientrare in Italia, la legge 238/2010 prevede che i redditi di lavoro dipendente, di impresa e di lavoro autonomo concorrano ai fini Irpef nella misura ridotta del 20% per le lavoratrici e al 30 % per i lavoratori. Si noti che tali benefici sono riconosciuti se assunti o avviano un'attività di impresa o di lavoro autonomo in Italia e trasferiscono il proprio domicilio, nonché la propria residenza, in Italia entro tre mesi dall'assunzione o dall'avvio dell'attività.

Sempre in collegamento con la precedente disciplina l’articolo 16 del D.lgs. 147/2015 prevede (per il periodo 2017/2020) la non concorrenza ai fini IRPEF del 50% dei redditi di lavoro dipendente e autonomo, per quei lavoratori che non siano stati residenti in Italia nei cinque periodi di imposta precedenti e si impegnano a permanere in Italia per almeno due anni.

L’attività lavorativa dei soggetti di cui sopra, deve essere svolta presso un’impresa residente nel territorio dello Stato in forza di un rapporto di lavoro instaurato con questa o con società che direttamente o indirettamente controllano la medesima impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l'impresa e i lavoratori devono rivestire ruoli direttivi ovvero essere in possesso di requisiti di elevata qualificazione o specializzazione.

Infine l’ultimo incentivo sempre a favore dei lavoratori dipendenti nel settore privato è previsto dall’articolo 1, commi 182 e seguenti della legge 208/2015. Dal primo gennaio del 2017 i premi di risultato fino 3 mila euro - per redditi fino a 80 mila euro - beneficiano di una tassazione al 10% (il limite viene incrementato a 4 mila euro in caso di coinvolgimento paritetico dei lavoratori).

Il legislatore prevede misure incentivanti anche per il titolare della Start-up innovativa ad esempio in riferimento al credito d’imposta del 50% sui maggiori investimenti rispetto alla media delle spese in ricerca e sviluppo del periodo 2012-2014 fino a un massimo di 20 milioni di €/anno/beneficiario. Il credito d’imposta può essere utilizzato, a copertura di un ampio insieme di imposte e contributi, anche in caso di mancata profittabilità dell’impresa. La misura è applicabile per le spese in ricerca e sviluppo che saranno sostenute nel periodo 2017-2020 a condizione che le spese per il personale ammontino ad almeno 30 mila € (art. 3, D.l. 145/2013, modificato in seguito alla Legge di bilancio del 2017). Tali agevolazioni sono garantite anche alle imprese residenti o alle stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di soggetti non residenti, che eseguono attività di ricerca e sviluppo nel caso di contratti stipulati con imprese residenti o localizzate in altri Stati membri dell’Unione europea, negli Stati aderenti all’accordo sullo Spazio economico europeo ovvero in Stati compresi nell’elenco di cui al decreto del Ministro delle finanze 4 settembre 1996.

Ulteriori benefici per i datori di lavoro sono costituiti da una serie di deduzioni Irap. Infatti, ai sensi del articolo 11, comma 1, lettera a), n.5, del D.lgs. 446/1997, sono ammesse in deduzione le spese relative ad apprendisti, disabili a personale assunto con contratti di formazione e lavoro ed i costi sostenuti per il personale addetto ad attività relative a R&S. Le deduzioni Irap sono ugualmente previste per gli oneri sostenuti da consorzi tra imprese costituiti per la realizzazione di programmi comuni di ricerca e sviluppo (sempre relativamente alle predette categorie di personale), a condizione che l'attestazione di effettività degli stessi sia rilasciata dal presidente del collegio sindacale ovvero, in mancanza, da un revisore dei conti o da un professionista iscritto negli albi dei revisori dei conti, dei dottori commercialisti, dei ragionieri e periti commerciali o dei consulenti del lavoro.

Inoltre, a favore dei datori di lavoro, con componenti positivi che concorrono alla formazione del valore della produzione, non superiori nel periodo d'imposta a euro 400.000,00 sono previste ai sensi dell’articolo 11 comma 4 bis, n.1, D.lgs. 446/1997, deduzioni dalla base imponibile pari a 1.850,00 € per annum, per ogni lavoratore dipendente (massimo 5) impiegato nel periodo d'imposta. Apprendisti, disabili e personale assunto con contratti di formazione lavoro non concorrono al raggiungimento delle 5 posizioni agevolabili.

Tali deduzioni riguardano anche l’incremento del personale dipendente attraverso nuove assunzioni, infatti la Legge 147/2013 (che ha sostituito l’art. 11, co. 4-quater, D.lgs. 15.12.1997, n. 446) riconosce per i datori di lavoro che incrementano il numero dei lavoratori dipendenti assunti con contratto a tempo indeterminato, una nuova forma di deduzione dalla base imponibile Irap. L’incremento è calcolato rispetto al numero degli occupati nel periodo d’imposta precedente. In particolare è prevista la deducibilità del maggior costo del personale fino a 15.000,00 euro per ciascun nuovo dipendente assunto.

In ultimo, il comma 4-octies dell’articolo 11 del D.lgs. 446/1997 (introdotto dalla Legge di Stabilità 190/2014) in materia di deducibilità del costo del lavoro ai fini Irap per contratti a tempo indeterminato stabilisce che i datori di lavoro possono portare in deduzione ai fini Irap la differenza tra il costo complessivo del lavoro per personale dipendente assunto con contratto a tempo indeterminato e l'ammontare delle seguenti deduzioni, quando spettanti (art.11 comma 1 lettera a, comma 1-bis, comma 4-bis.1 e comma 4-quater).